Assemblea condominiale conflittuale? Perchè il litigio accade?

Assemblea condominiale conflittuale? Perchè il litigio accade?

Tutti lo sanno. L’assemblea di condominio non è una passeggiata di salute. Sentiamo epidermicamente la sua pressione non appena riceviamo la raccomandata.

Ci prende l’ansia vedendo avvicinarsi la data del calendario Entrando nell’atrio condominiale siamo ormai in arena è una domanda si palesa alla nostra coscienza:” riuscirò a tornare a casa prima della mezzanotte?”.

Percorrendo il corridoio delineato dalle sedie passiamo tra sguardi di un odio malcelato e volti corrugati.

Questo è almeno quello che la maggior parte delle persone vede nel suo immaginario quando pensa all’assemblea di condominio.

Degna di un palinsesto a metà tra quarto grado e porta a porta la riunione assume spesso toni accesi e tutti gli argomenti vengono trattati un po’ a caso sforando spesso le 4 ore con l’evidente difficoltà dell’amministratore di tenere a bada umori tutt’altro che concilianti

Vi siete mai chiesti come mai quando si riunisce questo gruppo di persone quasi sempre si generano tensioni?

Cerchiamo di spiegare anzitutto cos’è un gruppo.

Un gruppo per la maggior parte delle teorie psicologiche è un insieme di persone che si forma spontaneamente sulla base di alcuni elementi, come la comunanza di interessi o di valori, la similarità caratteriale o un comune intento. Ogni gruppo ha un obiettivo da perseguire.

Un fan club ha l’obiettivo di parlare dell’idolo rock del momento, un circolo di caccia deve organizzare battute e tenere riunioni etc. Esiste un particolare tipo di gruppo, cioè il gruppo di lavoro.

In questo tipo di gruppo tutti i partecipanti conoscono e condividono gli obiettivi per cui il gruppo esiste, riconoscono ad alcuni membri determinati ruoli e ne rispettano l’operato in quanto consci della funzione necessaria di quel determinato ruolo. Un po’ come in una squadra di calcio: tutti sanno che sono una squadra, tutti sanno che l’obiettivo è fare goal, tutti sanno che il goal si fa grazie alla collaborazione si tutti i membri e ciascuno ha un ruolo necessario e funzionale all’obiettivo.

Veniamo ora al gruppo condominio, che si riunisce in assemblea. L’assemblea di condominio dovrebbe essere un’occasione, per questo insieme di persone, di riunirsi con il fine comune di raggiungere un obiettivo di miglioramento o di conservazione dello stato ottimale delle parti comuni, che possa essere quello di rifare la facciata, di sistemare le aiuole di riscrivere il regolamento e via dicendo.

Allora, se il condominio è un gruppo e ogni gruppo ha un obiettivo…cosa è che va storto? Perché si generano i conflitti?La risposta è duplice.

Per prima cosa, la peculiarità a tratti inquietante del gruppo condominio è che questo insieme di persone non si riunisce spontaneamente. Vi si riunisce per caso. Perché si acquista una casa o si va ad abitare in un nuovo appartamento.

E’ quindi un gruppo quasi forzato privo di quei valori comuni che consentono alle persone di “riconoscersi”.

Quindi, psicologicamente, le persone non si percepiscono come membri di un insieme in cui tutti gli elementi operano per un comune obiettivo.

E questo è un punto.

Il secondo punto riguarda la mancanza di obiettivi chiari non tanto in assemblea di condominio (quelli sono esplicitati nell’ordine del giorno) ma riguardo l’esistenza stessa del gruppo “condominio” inteso come insieme di persone che condividono un bene o parti di esso e che pertanto hanno il comune interesse di conservare quel bene.

Esiste una sfumatura che fa la differenza e che è utile sapere: le persone tendono a dividere le persone in due gruppi.

Da una parte il gruppo di appartenenza (ingroup) dove riconoscono persone a loro simili o vicine e che solitamente vengono viste come persone positive con le quali si può andare d’accordo.

Dall’altra il gruppo esterno (outgroup) composto da persone che si ritengono distanti dal proprio modo di pensare e vedere le cose, diverse nei valori e spesso percepite come negative, con le quali insomma il conflitto è più prevedibile.

Probabilmente quindi, considerando che il condominio non è un gruppo spontaneo e che quindi le persone non si sentano parte di un gruppo, considerando che probabilmente i condomini non si avvertano l’un l’altro come appartenenti ad un insieme che ha un obiettivo comune e non essendoci una chiarezza dichiarata dell’obiettivo del gruppo….

Potremmo pensare che in assemblea di ratifichino i conflitti latenti di questa realtà cosi fatta?

Potremmo pensare che, se l’amministratore riuscisse ad orientare ad un obiettivo un gruppo scompattato come quello sopra descritto, se riuscisse a trasformarlo in un gruppo di lavoro dichiarando periodicamente gli intenti e facendo in modo che le persone si sentano parte di una squadra dove ciascuno è responsabile del bene comune l’assemblea diventerebbe un luogo meno caotico e meno conflittuale?

Ma soprattutto, se provassimo a conoscere il nostro vicino e scoprissimo che è più simile a noi di quanto crediamo…lo considereremmo ancora parte di un gruppo”avversario”?

 

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