La criminalità in condominio

La criminalità in condominio

La devianza è la non conformità ad una norma o ad un complesso di norme che sono accettate da un numero significativo di individui all’interno di una società.
Non è possibile distinguere precisamente in una società coloro che rispettano le norme da coloro che le infrangono: tutti quanti noi abbiamo trasgredito e trasgrediremo (basti pensare a quanti rispettano rigorosamente i limiti di velocità od i divieti di sosta).
La devianza va riferita non solo all’individuo ma anche a gruppi.

Tutte le norme sociali sono accompagnate da sanzioni che promuovono la conformità e proteggono dalla mancata conformità; la sanzione è una reazione degli altri al comportamento di un individuo o di un gruppo, reazione che ha lo scopo di assicurare il rispetto di una norma.
Le sanzioni possono essere positive sotto forma di una ricompensa per il rispetto alla norma o negative, come la punizione.
Le sanzioni formali sono solo negative, sono reazioni di un agente o gruppo incaricato di assicurare il rispetto della norma (la polizia, i tribunali, le prigioni, le multe), mentre le sanzioni informali possono essere sia positive, e lo sono gli apprezzamenti (il sorriso, la pacca sulla spalla), sia negative (l’insulto, il rimprovero).
Le sanzioni formali sono i reati, ossia i comportamenti contrari alla legge.
 La spiegazione della devianza
Neologismo di uso abbastanza recente (dagli anni ’60), che ha assunto come significato i termini precedenti, quali la patologia sociale, disorganizzazione sociale, problemi sociali.
Alcuni cenni sulle varie interpretazioni.
I primi tentativi di spiegare la devianza sono stati, nel secolo scorso, di carattere biologico (gli studi di Paul Broca sulla relazione forma del cranio – criminale, o di Cesare Lombroso sulle tendenze criminali acquisite alla nascita); seppure screditate, queste teorie sono ricomparse negli anni ’40 (Sheldon e le sue tipizzazioni [mesomorfi, forti e muscolosi hanno più probabilità di diventare criminali degli ectomorfi, magri o endomorfi, grassi], o il cromosoma Y in più).

La possibilità dell’influenza dei fattori genetici sulla criminalità può solo essere ricondotta alla maggiore aggressività od irritabilità di taluni individui.
Anche le teorie psicologiche associano la delinquenza ad un particolare tipo di personalità, definita psicopatica e determinata, secondo Freud, dal mancato sviluppo delle autolimitazioni causa un rapporto problematico con i genitori.
Ma gli studi in materia che confermano queste tesi sono stati effettuati su criminali detenuti e non possono perciò costituire un riferimento teorico valido.
La criminalità va studiata dal punto di vista sociale, cioè sull’influenza che le diverse condizioni esistenziali producono sugli individui (nelle bande giovanili, rubare è segno distintivo e non viene visto come un reato ma come prova di coraggio, furti e rapine sono più frequenti nelle classi più povere, appropriazione indebita e evasione fiscale sono prerogativa di quelle più ricche).
Ma la causa principale viene ricondotta, secondo la Scuola di Chicago8, alla associazione differenziale secondo cui gli individui diventano delinquenti quando si associano ad altri che sono portatori di norme criminali, apprese dai genitori o familiari, e l’attività criminale diventa un occupazione (i contrabbandieri napoletani o pugliesi).
Anche l’anomia, ovvero la perdita dei valori morali e delle norme tradizionali nelle società moderne non più sostituiti da altri principi guida, sarebbe causa di comportamenti devianti.

Fonte: Giuseppe Rigotti

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