L’amministratore di condominio sul lettino del terapeuta

L’amministratore di condominio sul lettino del terapeuta

Vita in condominio, che stress. Quando il burn out mortifica il professionista

La vita in condominio, che stress. Vero?

Potremmo partire dalla mattina.

Ci alziamo con il simpatico abbaiare del cane del vicino, che non la smette dalle sei e richiama la sua passeggiata mattutina. Proseguiamo con caffè preso al volo, scendiamo di fretta le scale perché l’ascensore è ‘’temporaneamente’’ fuori servizio da una settimana, ci infiliamo nella nostra auto alla Starsky & Hutch e ci accorgiamo che siamo stati incastrati davanti e dietro nel nostro posto auto, da qualcuno che per dispetto o distrazione ha parcheggiato vicino vicino a noi.

Corriamo verso il cancello e scopriamo che il nostro telecomando non funziona più bene, o solo si è rotta l’antenna del sistema a distanza. Per la fretta approfittiamo di chi apre con la chiave e sgattaioliamo fuori.

Arrivati in ufficio apriamo il nostro Icloud e una notifica ci segnala che è tempo di pagare i nostri 120 euro mensili di condominio. E li, proprio in quel momento, l’unica immagine che appare allo sguardo della nostra mente è il volto dell’amministratore, cosi adirato, sempre a chiedere il rateo, sempre in agguato.

E’ così, molti condomini associano l’amministratore al rateo. Verrebbe quasi da verbalizzarla quella domanda, quel pensiero che tutti tacciono ma che è cosi tangibile alle assemblee: ma l’amministratore…perché ‘’chiede’’ tutti questi soldi?

 

E su questa triste, comune, cruenta, violenta domanda si ferma la mia riflessione.

 

Tra tutti questi condòmini arrabbiati e stressati, l’amministratore come sta? Cosa pensa? Qualcuno si preoccupa per lui?

Non parlo delle associazioni, che si preoccupano della sua iscrizione, del suo codice deontologico, del logo accanto al nome fuori allo studio, di assisterlo qualora abbia dei dubbi.

 No. Io parlo dell’emotività e del benessere psicologico dell’amministratore, di cosa prova nello scorrere della sua vita lavorativa nella sua ‘’attività professionale non regolamentata’’.

 

In effetti, dagli studi che stiamo conducendo, dando una sbirciata ai primi risultati delle interviste, viene fuori una figura dell’amministratore diametralmente opposta a quella che coltiviamo nell’immaginario collettivo. Egli infatti appare essere in una condizione abbastanza difficile, data soprattutto dall’incomprensione dei condomini che non riescono ad inquadrare nella maniera giusta l’attività dell’amministratore.

 

Le competenze dell’amministratore, i suoi compiti per così dire, sono interlacciati a cosi tante competenze che il professionista è tenuto ad avere che risulta davvero difficile a spiegarsi ad un gruppo di condòmini.

Per questo motivo al presentarsi di un problema ( o al ripresentarsi di un problema per cui è stato chiesto l ‘intervento dell’amministratore) il nostro professionista si sente spesso additare per colpe e responsabilità che non ha.

 

Molti amministratori lamentano le continue chiamate da parte dei loro amministrati a qualsiasi ora di qualsiasi giorno e per qualsiasi motivo. Come se l’amministratore assurgesse quasi a deus ex machina del condominio, colui che deve essere sempre presente, sempre disponibile anzi, sempre ‘’ a disposizione’’.

A volte gli viene chiesta la risoluzione di problemi che vanno molto al di la dei suoi compiti, come l’arbitraggio di diatribe tra vicini di casa, che neanche tangenzialmente chiamano in causa le leggi che regolano il condominio.

 

Durante le assemblee invece la maggior parte dei professionisti lamenta la mancanza di focus sulle questioni. Ci si disperde sempre e si finisce per avere assemblee lunghissime, stressanti, poco gratificanti dal punto di vista professionale e che spesso purtroppo impongono al professionista di indire una ulteriore riunione perché non si sono sviluppati tutti gli ordini del giorno.

 

Altra dolente nota nelle melodie che sentiamo quando si tratta di condominio sono le vessazioni verbali e le illazioni nei confronti degli amministratori. Molti sono i casi in cui il professionista competente ed onesto viene accusato di superficialità nei casi più rosei, di malefatte e disonestà nei casi più violenti. Nelle nostre interviste alcuni amministratori annoverano addirittura episodi di liti violente in cui i condomini sono venuti alle mani o in altri casi si sono verificate aggressioni fisiche ai danni dell’amministratore.

 

La questione del Burn Out dell’amministratore è un fenomeno da non perdere di vista, forse preso ancora troppo sotto gamba. Sono molti infatti gli amministratori che hanno lasciato la professione è davvero troppo delusi dalla clientela e dai processi di questo mondo lavorativo.

 

Se è vero che possiamo rilevare delle leggi che definiscono dove un dubbio espresso di un condomino circa l’operato dell’amministratore passi la linea dell’offesa e dell’ingiuria, è vero anche che una trattazione a parte dovrebbe riguardare l’analisi e la gestione dello stress dell’amministratore.

Certo è che dove vige l’ignoranza difficilmente potrà esserci una relazione sana, in qualsiasi ambiente lavorativo e non. Ma certo è anche che ogni professionalità può attuare degli accorgimenti difensivi e strategici per evitare che alcune situazioni diventino troppo acri, portando vissuti di stress, nervosismo ed ansia.

 

Una buona tecnica sarebbe quella adottata da molti manager di azienda oltreoceano: quella di gestire il tempo in maniera consona ai propri ritmi e alle proprie possibilità. Facciamo un attimo di analisi: l’amministratore che gestisce molti condomini spesso si trova ad avere in misura direttamente proporzionale ai condomini gestiti , la propria giornata occupata dalle faccende lavorative. Magari saltando da una parte all’altra della città per risolvere problemi, rispondere a richieste di intervento, effettuare sopralluoghi insieme ai tecnici. Tanto sacrificio insomma che prima o poi porta ad una implosione chiamata Burn Out ( più volgarmente ‘’esaurimento’’).

 

Sarebbe interessante, per il professionista, porsi la domanda: quali sono i miei limiti fisici e temporali? Quanto tempo è giusto che io dedichi ai condomini e quanto a me stesso/a e alla mia famiglia? Come posso gestire i miei rapporti con i condomini ed il mio tempo affinché il mio essere una persona disponibile non venga percepito dai miei clienti come ‘’essere a disposizione’’?.

 

E come al solito, una riflessione: è il caso talvolta che i condòmini siano + Vicini anche all’amministratore.

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