Animali e sostegno psicologico: basta liti in condominio

Animali e sostegno psicologico: basta liti in condominio

Molto spesso le persone lasciano che a guidare le proprie decisioni sia il pregiudizio.

Il termine pregiudizio porta automaticamente con sé un senso negativo, percepibile da tutti, come si stesse parlando di una chiusura mentale da cui ci si sente subito di doversi allontanare.

In realtà poche cose esistono solo in misura negativa e senza alcuno scopo specifico. Così anche il pregiudizio esiste in quanto utile.

È utile poiché mezzo di categorizzazione e quindi semplificazione del mondo. Il termine pregiudizio in sé vuol dire “giudizio prima”, quindi giudicare qualcosa prima di averne fatto diretta esperienza.

Ma, immaginiamo di dover fare diretta esperienza  di  qualunque  cosa prima  di poter dire  di cosa  si  tratti… sarebbe un dispendio immane di energie e di tempo, per poi trovarci probabilmente a catalogare quella data cosa proprio per ciò che sembrava inizialmente. Quindi, di per se, il pregiudizio è utile nelle situazioni in cui abbiamo bisogno di una risposta veloce su cose simili tra loro: in breve facciamo esperienza di una cosa e deduciamo che ogni altra esperienza con ogni altra cosa simile, sarà simile all’esperienza vissuta in precedenza. Questo ci aiuta in molteplici occasioni, basti pensare a tutte le volte che guardiamo un oggetto affilato e deduciamo che possa tagliare e quindi lo prendiamo dal manico, e così molte altre esperienze che facciamo quotidianamente. Ma cosa succede quando questa abitudine necessaria in molte occasioni va ad essere applicata con rigidità ad ogni cosa simile a quella già conosciuta? O peggio, cosa accade quando questa abitudine viene utilizzata agli esseri viventi, per loro natura imprevedibili e mutevoli?

Ed è proprio da un pregiudizio che nasce una questione spinosa che interessa il quieto vivere di svariati condomini.

Il concetto é il seguente: gli animali sporcano e fanno rumore.

Questo é un pregiudizio basato sulla effettiva esperienza di animali in libertà che sporcano, emanano cattivo odore e fanno versi spesso acuti. Ma si tende ad associare questa idea quasi apocalittica ad ogni essere animale, inclusi quelli da compagnia.

In situazioni di civiltà (qui infatti non si vuole tenere conto delle situazioni in cui effettivamente i padroni dei suddetti animali siano incivili) quando si parla di animali in condominio il problema non dovrebbe sorgere. Infatti gli animali da compagnia sono stati considerati esseri degni di abitare nei condomini, e non dagli animalisti o dai fanatici, ma dalla legge. La riforma della materia condominiale del biennio 2012-13 ha infatti previsto espressamente (art. 1138, ultimo comma c.c.) che le norme dei regolamenti condominiali non possono vietare di possedere o detenere animali domestici.

Deve sicuramente essere premura del padrone educare tali animali e occuparsi della loro pulizia, alla stregua dei bambini. Perché, anche se é una cosa che nessuno vuole vedere, i bambini e gli animali da compagnia creano gli stessi disagi: rumori a orari inappropriati e odori non sempre piacevoli, disastri in casa e fuori e caos quando lasciati liberi di giocare all’aperto. Ma ai bambini è riservata molta più tolleranza. Questo ci fa capire come non siano in realtà i disagi in sè a creare disturbo, quanto la categoria che li crea. Questo porta ad una semplice conclusione: tali comportamenti non sono intollerabili, solo non vogliono essere tollerati.

E così fioccano le denunce per il cane dei vicini che abbaia o che gioca nel giardino condominiale.

Sempre premessa la buona educazione del padrone, non si può impedire ad un cane di espletare i propri bisogni. Questi verranno pertanto puliti e smaltiti secondo le norme igieniche. Allora perché impedire ai cani di passeggiare nel giardino condominiale? E ancora, i cani, come i bambini e le persone in generale, si possono spaventare e abbaiare in caso di rumori forti o inconsueti. É sempre premura del padrone addestrare il cane a non abbaiare tutta la notte senza alcuna motivazione,  ma non si può pretendere che questi non faccia un paio di abbai quando un antifurto suona o quando qualcuno grida nelle scale.

Ma gli animali sono sporchi, e spesso anche i padroni più diligenti devono pagare per questo pregiudizio. Gli animali, come le persone, non possono essere classificate e cosí i loro comportamenti.

Piuttosto che punire le persone che posseggono animali costringendole a cercare un parco lontano da casa o a ricevere minacce per qualche abbaio pomeridiano del cane, basterebbe innanzitutto allontanarsi dal pre giudizio e semplicemente distinguere persone educate e pulite, che applicano tutte le norme igieniche, che non alterano il luogo in cui fanno passeggiare il proprio amico a quattro zampe e che educano il proprio cane a non abbaiare se non in circostanze particolari,  dalle persone maleducate da cui i cani imparano la maleducazione.

Premesso che gli animali sono per il nostro ordinamento delle cose, dei beni mobili e in quanto tali possono essere oggetto di diritti ma non anche titolari di diritti non si può, oggi, impedire a priori di detenere o possedere animali da compagnia nel rispetto dell’igiene e delle norme del vivere civile. 

É un diritto dell’ essere umano poter beneficiare del grande sostegno e aiuto psicologico che un animale da compagnia può offrire, senza dovervi rinunciare in vista degli eccessivi sforzi per poterlo tenere.

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