I limiti dell’installazione ascensore in condominio

La realizzazione di un ascensore all’interno di un edificio condominiale rientra tra le opere dirette ad eliminare le barriere architettoniche e, pertanto, ha incontrato il favor del legislatore che, nel riformare l’art. 1120 c.c., ha ridotto la maggioranza necessaria a deliberarne l’installazione, abbassando il quorum dalla maggioranza qualificata (maggioranza dei partecipanti al Condominio ed i due terzi del valore dell’edificio) alla maggioranza degli intervenuti e la metà del valore dell’edificio.

Tuttavia, anche con riferimento alle opere tendenti all’abbattimento delle barriere architettoniche, permane l’onere di non arrecare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato, di non alterare il decoro architettonico, di non rendere talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

Detto principio è stato, di recente, confermato dalla Corte di Cassazione, nella sentenza n. 24235 del 29.11.2016, nella quale è stato statuito che “la condizione di inservibilità del bene comune all’uso o al godimento anche di un solo condomino, che rende illegittima e quindi vietata l’innovazione deliberata dagli altri condomini, è riscontrabile anche nel caso in cui l’innovazione produca una sensibile menomazione dell’utilità che il condomino precedentemente ricavava dal bene. Pertanto, anche nell’ipotesi dell’installazione di un ascensore, ancorché volto a favorire le esigenze di condomini portatori di handicap, ove detta innovazione sia lesiva dei diritti di altro condomino sulla porzione di sua proprietà esclusiva, indipendentemente da qualsiasi considerazione di eventuali utilità compensative, ed ove l’installazione renda talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino, l’innovazione è da ritenersi illegittima”.

In applicazione di detti principi la Suprema Corte ha ritenuto illegittima l’installazione di un ascensore all’interno dell’androne delle scale, in quanto detta installazione impediva l’accesso all’area comune ed ai box di proprietà di alcuni condomini, indipendentemente dal fatto che questi ultimi non fossero mai entrati con autoveicoli nell’area interna del palazzo e che non avessero mai utilizzato i manufatti di loro proprietà per il ricovero di autovetture, non potendosi il diritto di proprietà estinguersi per non uso.

Quanto affermato dalla Cassazione nella sentenza sopra riportata, sebbene riferito ad una vicenda sorta e regolata dalla precedente versione dell’art. 1120 c.c., è, sicuramente, utilizzabile anche con l’attuale contesto normativo, stante l’immanenza del divieto delle innovazioni che rendono talune parti comuni inservibili all’uso o al godimento anche di un solo condomino.

Avv. Carlo Maria Palmiero

Avv. Giovanna Melillo